IOM: protocollo sperimentale per prevedere la risposta alla radioterapia neo-adiuvante nei pazienti con tumore del retto

Da oggi è possibile prevedere la risposta dei pazienti ad un trattamento I ricercatori IOM hanno sviluppato un protocollo sperimentale per prevedere la risposta alla radioterapia neo-adiuvante nei pazienti con tumore del retto

  • mercoledì, 10 febbraio 2021
    • Istituto Oncologico del Mediterraneo
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I tumori colorettali sono al terzo posto tra le malattie oncologiche più diffuse al mondo, se consideriamo la mortalità per entrambi i sessi si posizionano al secondo posto. Tra questi, i tumori del retto costituiscono circa il 30% dei casi totali. Il trattamento dei tumori localmente avanzati prevede spesso la radioterapia prima dell’intervento chirurgico: questa modalità terapeutica, chiamata radioterapia neo-adiuvante, permette di ridurre la massa tumorale facilitando la rimozione chirurgica del tumore e migliorando le probabilità di conservare la funzione dell’organo. La radioterapia neo-adiuvante, inoltre, permette di ridurre il rischio che si verifichi una recidiva locale migliorando le probabilità di guarigione. Non tutti i pazienti, però, beneficiano di questo tipo di terapia: per alcuni il trattamento radiante risulta inefficace nel ridurre le dimensioni del tumore, per altri, nonostante una risposta iniziale, la malattia può ripresentarsi anche a distanza di tempo.

Lo studio della sensibilità individuale alla radioterapia è stato oggetto di un progetto di ricerca condotto da un gruppo di ricercatori dell’istituto Oncologico del Mediterraneo di Viagrande (IOM), che ha visto medici e ricercatori lavorare fianco a fianco per oltre tre anni. Il gruppo di ricerca diretto dal dott. Stefano Forte ha sviluppato un modello cellulare capace di prevedere la risposta alla radioterapia nei pazienti con tumore del retto, prima che questi si sottopongano al trattamento clinico. Il sistema sviluppato prevede l’isolamento di cellule staminali tumorali da una piccolissima biopsia che viene effettuata durante le procedure diagnostiche. Queste cellule vengono quindi isolate e coltivate in laboratorio e possono essere trattate come se fossero un vero e proprio tumore in vitro. Le cellule staminali tumorali sono il motore del tumore. Sono capaci di generare le cellule differenziate che costituiscono la massa tumorale e si ritiene siano responsabili sia delle metastasi che delle recidive - spiega la dottoressa Caterina Puglisi che ha firmato come primo autore, insieme alla dottoressa Raffaella Giuffrida, lo studio pubblicato sulla rivista Cancers - a volte, il trattamento è in grado di uccidere solo le cellule differenziate che costituiscono quasi la totalità del tumore lasciando illese proprio le cellule staminali tumorali, una popolazione rara e difficile da rilevare, che ha la capacità di far ripartire il tumore. Questo spiega come in alcuni pazienti, dopo una iniziale risposta, la malattia ricompare, spesso più aggressiva di prima. I ricercatori hanno scoperto che quando le cellule staminali tumorali, isolate da un paziente, non rispondono alla radioterapia in vitro è molto probabile che il paziente, una volta trattato, abbia una risposta terapeutica insoddisfacente o una recidiva. Attraverso questo protocollo sperimentale innovativo è quindi possibile prevedere l’efficacia di un trattamento sul paziente prima ancora di effettuarlo. Ciò permetterà, in futuro, di personalizzare la cura di ogni paziente oncologico, permettendo di pianificare tempestivamente la strategia terapeutica più efficace. Il fine ultimo delle nostre ricerche è sempre il paziente oncologico - aggiunge la dottoressa Raffaella Giuffrida - come laboratorio di ricerca di un polo oncologico riteniamo che i nostri sforzi debbano servire a portare i risultati della ricerca al letto del paziente nel più breve tempo possibile. Il progetto di ricerca ha visto la collaborazione dell’intero polo oncologico di Viagrande con il coinvolgimento di IOM Ricerca e REM Radioterapia. La ricerca di IOM - commenta il dott. Stefano Forte, direttore del laboratorio di ricerca - nasce dalla clinica per tornare in clinica. Tutte le professionalità coinvolte come i radioterapisti, gli oncologi, i ricercatori, i patologi fino ai chirurghi ed i pazienti stessi, attraverso le associazioni, sono parte integrante di un sistema di ricerca che vuole rispondere alle questioni aperte in oncologia. Attraverso questo sistema – afferma la dott.ssa Vittoria Denti Amministratore Unico di IOM ricerca - è possibile perseguire il costante miglioramento delle cure attraverso l’innovazione che è il nostro obiettivo.